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Il Feudo dei Sanseverino è un’esperienza che nasce da una grande passione per il vino con la la volontà di valorizzare una tradizione antica, erede di una cultura che ha arricchito tutta l'Europa, e da una grande fiducia nelle potenzialità di un territorio che troppo spesso ha portato sofferenza e miseria.

"Furono gli Enotri, stirpe che occupava le attuali regioni Basilicata e Calabria, a creare le basi della nostra enologia e i vitigni, tuttora coltivati, (come la Malvasia, il Greco e l'Aglianico,) furono importati dalle colonie greche (dall'VIII secolo a.C. in poi).In particolare è significativa, la proverbiale opulenza e la raffinatezza culinaria della società sibarita: bevevano molto i vini delle loro colline poiché ritenevano essere un ottimo antidoto contro il caldo eccessivo. Conferma Ateneo (nel suo "Deipnosophiste") che il sibarita cominciava a bere prima del tramonto e finiva dopo il sorgere del sole. I vini erano ottimi e locali e mentre ad Atene venivano tagliati con acqua di mare o altre essenze, essendo i vini calabresi abbastanza liquorosi e profumati, il procedimento prevedeva, in alcuni casi al vin cotto (cioè ridotto per bollitura) l'aggiunta di foglie di amarena, oppure uva passa."

L'azienda, una piccola realtà agricola, nasce nel Comune di Saracena, un paese arroccato sulle colline dei Monti del Pollino (oggi Parco Nazionale), Le sue vigne si trovano ad un'altezza tra i 250 e i 300 metri lungo i pendii a ridosso della pianura che ospitò l'antica città di Sibari.

I vitigni tutti completamente autoctoni, conservati intatti anche da un mancato sviluppo del territorio, sono il gaglioppo (chiamato dai vecchi aglianico e/o lacrima), la guarnaccia, la malvasia e il moscato.

Grazie ad un lavoro agricolo ormai scomparso, di una vinificazione artigianale e rispettosa del territorio e dei vitigni si produce il moscato di saracena, il gaglioppo e il donna marianna.

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